Dr Ivan Ferrero
Dr Ivan Ferrero
CyberPsychologist at New Media Psychologist - Teenagers and New Media

Quanto conosci dei videogames di tuo figlio? Piccolo manuale dei videogames.

Quanto conosci dei videogames di tuo figlio? Piccolo manuale dei videogames.

Quando si parla di Educazione Digitale si pensa sempre alle piattaforme di Social Network. Sebbene queste costituiscano una parte importante nella vita dei nostri figli, e di conseguenza anche riguardo ai rischi che i nostri ragazzi corrono in Rete, dobbiamo ricordare che esiste un’altra categoria di prodotti digitali a cui i nostri figli fanno largo riferimento nelle loro giornate: i videogames.

Eppure nei miei eventi di formazione di Educazione Digitale per i Genitori noto che spesso esistono profonde lacune e una grande confusione. Questo è dovuto anche al fatto che i nostri figli cambiano spesso piattaforme, giochi, App, per cui per noi adulti risulta molto difficile rimanere costantemente aggiornati su questo aspetto della vita digitale dei nostri ragazzi.

La buona notizia è che, nonostante questi continui cambiamenti, è possibile raggruppare i videogiochi in categorie relativamente stabili che, una volta conosciute, ci permettono di fare maggiore chiarezza su quali sono gli strumenti digitali che i nostri figli installano sui loro dispositivi.

Ho così chiesto a Davide Morosinotto, co-autore di Video games - Piccolo manuale per videogiocatori, edito da Editoriale Scienza e acquistabile su Amazon QUI, di parlarcene più approfonditamente.

Quando si parla di Educazione Digitale e dell’uso consapevole degli strumenti tecnologici, solitamente si pensa ai social network. Perché per questo libro avete deciso di focalizzarvi sui video games?

Perché i videogiochi sono un universo sempre più grande, ancora in espansione. E sempre più spesso stanno diventando (anzi, dovremmo dire che sono già diventati) degli ecosistemi complessi che li rendono veri e propri mezzi di comunicazione… o piattaforme di acquisto online di beni e servizi, da pagare con soldi veri. Insomma, per usare una metafora, vent’anni fa i videogame assomigliavano a una partita di pallone al campetto sotto casa. Oggi invece ci troviamo davanti a giganteschi luna park globali. E nessuno abbandonerebbe un minore davanti all’ingresso di Disney World con una carta di credito in mano, dicendo: “tanto è un gioco, ci rivediamo qui questa sera”.

Secondo le vostre ricerche qual è il valore che i nostri ragazzi danno ai loro videogiochi, al di là dell’aspetto puramente ludico?

Il problema è proprio questo: spesso i ragazzi non vanno al di là dell’aspetto ludico. E questo è un danno prima di tutto per loro, perché i giochi sono fantastici (noi autori del libro siamo prima di tutto accaniti videogiocatori) ma per poterli apprezzare al meglio è utile conoscere anche come funzionano sul lato tecnico; quali sono le “regole” per giocare in modo produttivo e divertente, soprattutto online; quali sono le strategie più produttive per spendere bene il proprio budget; come gestire il proprio tempo libero; e come parlare di giochi con gli altri, perché le passioni, se sono davvero tali, prima o poi vanno condivise!

Perché un genitore dovrebbe conoscere anche le tipologie dei videogiochi che i loro figli giocano? Non basta conoscere le loro piattaforme social?

Ci sono due ottimi motivi. Il primo è che molti giochi, oggi, sono anche piattaforme social. Ovvero luoghi dove si possono incontrare altre persone, dai compagni di classe a perfetti sconosciuti che vivono dall’altra parte del mondo, e interagire con loro. In senso molto ampio: oltre a giocare insieme, è spesso possibile parlarsi a voce, o scriversi messaggi, o scambiare contenuti. Per questo è importante applicare a questi spazi online le regole di prudenza e di “netiquette”, cioè di galateo della Rete, che valgono sui “normali” social network.

Il secondo buon motivo è che, se una volta i giochi erano per lo più adatti “a tutti”, oggi esistono titoli e contenuti davvero per ogni fascia d’età. In certi ambienti, i videogiochi vengono ancora considerati come cose da ragazzini, ma oggi l’età media dei videogiocatori è di 35 anni, e il numero di giocatori ultracinquantenni è quasi pari a quello dei giocatori minorenni (dati sugli Stati Uniti d’America nel 2017). Come è ovvio l’industria offre sempre più titoli dedicati ai giocatori adulti: sono titoli bellissimi, che però hanno contenuti davvero non adatti ai più giovani.

L’unico modo per prendere una decisione informata è, appunto, informarsi.

Statistic: Age breakdown of video game players in the United States in 2017 | Statista

Il vostro libro potrebbe essere definito un vademecum per i grandi che spesso non hanno idea dei giochi che i loro figli installano sui loro smartphone. Come possono utilizzare questa consapevolezza per entrare in relazione con loro?

I giochi sono divertenti. Nascono per questo, ed è un aspetto che non va mai dimenticato. I giochi da sempre sono anche un modo per entrare in relazione con gli altri, rafforzare legami di gruppo e di squadra, creare complicità. Per questo il gioco può diventare un modo di passare il tempo e condividere momenti con i ragazzi. E una maggiore consapevolezza ovviamente permette anche di non rinunciare al ruolo principale degli adulti, che è quello di fare da guida e indirizzare sui prodotti più giusti e adatti alle singole predisposizioni, e all’età.

Un aspetto che mi ha colpito del vostro libro è che avete suddiviso i videogiochi nelle varie categorie, e per ognuna di esse avete descritto i rischi a cui i nostri ragazzi vanno incontro. Trovi che esistano degli elementi in comune tra le varie categorie a cui un genitore dovrebbe fare attenzione? Quali?

Le modalità online: come dicevamo prima i videogame permettono a volte di entrare in relazione con amici vicini e lontani o sconosciuti, quindi è importante applicare le opportune prudenze (non rivelare mai la propria età, i propri dati personali, ecc.)

Le modalità di pagamento: ci sono giochi che costano grosse cifre, magari possono essere regalati per Natale o il compleanno, ma poi promettono decine di ore di divertimento. Altri non costano nulla, ma incentivano il giocatore a spendere regolarmente per ottenere potenziamenti, nuovi livelli, eccetera. Ogni sistema ha i suoi lati positivi e negativi, conoscerli permette di non commettere errori in base alle proprie necessità.

L’età di riferimento: non tutti i giochi sono “per ragazzi”. E i giochi per adulti non sono davvero adatti ai più giovani. Spesso quando sui giornali si parla in modo negativo di videogiochi, il fattore scatenante è un gioco vietato ai minori finito nelle mani di un ragazzino o ragazzina. Ma con un po’ di attenzione si può evitare questo problema.

Quale suggerimento potremmo dare ai genitori riguardo a questo argomento?

Il più semplice è fare attenzione all’etichetta PEGI, un sistema di autoregolamentazione seguito da tutti i produttori di giochi europei, che per ogni titolo indica l’età minima consigliata e utili avvertente sui contenuti quali “gioco online”, “gioco d’azzardo”, “violenza”.

PEGI Pan European Game Information

Terminiamo con una autovalutazione: perché secondo te un genitore dovrebbe leggere il vostro libro?

Perché è divertente, speriamo. Può essere letto dagli adulti o dai ragazzi o meglio ancora da adulti e ragazzi insieme, può essere discusso e messo alla prova. Magari in una famiglia si può scoprire una passione nuova e un nuovo modo di passare insieme il tempo. Se fosse così, potremmo ritenerci molto soddisfatti.

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Video games - Piccolo manuale per videogiocatori

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